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giovedì 19 dicembre 2013

Accumuliamo detriti

Come palle di neve che rotolano giù da una collina, accumuliamo detriti.

John Updike

Da: Le streghe di Eastwick (1984)

martedì 28 agosto 2012

Le streghe di Eastwick

John Updike - The Witches of Eastwick (1984) / Le streghe di Eastwick



"Le streghe di Eastwick" è generalmente descritto come un romanzo divertente, ironico sul potere "magico" delle donne: assodata la qualità della scrittura di Updike, quella che ho letto io è una storia non solo complessivamente banale, ma soprattutto irritante, rivoltante perfino, allorché il suddetto potere, indirizzato inizialmente a sedurre (l'abituale, strabiliante magia femminile di sempre), è poi utilizzato... per uccidere.

(Agli amici... lo sconsiglio)


martedì 10 gennaio 2012

Imprigionati nell'io

L'animale umano, evolutosi sugli alberi e poi sceso a correre nelle praterie del Kenia, raggiunse una posizione altamente consapevole che lo impacciava al di là di ogni conforto della filosofia. Alle tre del mattino, il nostro cervello si agita nell'io, nel tentativo di scappare da quella che, come sappiamo, è una nave che affonda. Ma uscire dall'io non è una pratica occidentale. Le pareti del cranio rimangono solide e noi rimaniamo imprigionati dentro con le nostre paure.

Da: John Updike - Villaggi (2004)
(Trad. Silvia Piraccini)

martedì 22 novembre 2011

Coppie

John Updike - Couples (1968) / Coppie


Il romanzo è ambientato a Tarbax, cittadina della provincia americana, negli anni appena precedenti la pubblicazione (1968): una serie di giovani coppie sposate, frivole e annoiate, si frequentano per… passatempo, dedicandosi a chiacchiere, giochi di società e partitelle sportive. A movimentare l’atmosfera è però soprattutto il sesso extraconiugale: per farne solo qualche cenno, c’è un tal Piet Hanema che colpisce nel segno ripetutamente (gravide comprese), mentre due coppie danno luogo ad uno scambio incrociato, prima nascosto e poi palese... Il tutto lascia perplessi: al di là di ogni considerazione morale, disturba la superficialità generale, di pensieri e comportamenti. Updike, che tiene avvinto il lettore con notevoli capacità stilistiche, forse si augura la sua reazione, ma certamente si espone ben poco: “l’incisiva critica nei confronti di una società eternamente insoddisfatta e alla ricerca impossibile dell’assoluto” di cui parla il commento in quarta di copertina risulta perlomeno… molto indiretta. Quella che si coglie più chiaramente è, al contrario, l’eccessiva condiscendenza dell'autore verso i suoi personaggi immaturi, atteggiamento che finisce per ingenerare, nella sequela delle scene rappresentate, leggere o piccanti, un clima ben affermatosi in tempi successivi: quello della telenovela.

(Agli amici... lo sconsiglio.)