Visualizzazione post con etichetta Doctorow E. L.. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Doctorow E. L.. Mostra tutti i post

venerdì 30 dicembre 2016

La città di Dio


E. L. Doctorow - La città di Dio / City of God (2000)



“La città di Dio” - il titolo riprende quello dell'opera di Sant'Agostino - è un romanzo incentrato sui rapporti tra scienza e fede che propone riflessioni alquanto interessanti (elemento positivo), ma la cui struttura molto complessa, spesso anzi caotica (elemento negativo), rende assai faticosa la lettura: più propenso alla critica che all'elogio, oscillo in definitiva tra reazioni antitetiche...
Riporto un passo, nel quale un prete spretato si rivolge all'Altissimo dopo l'olocausto: “Non solleverò la questione di come un Dio presumibilmente onnisciente come Te abbia potuto permettere che avvenissero queste catastrofi umane, anche se il tuo stato di servizio, già prima di questo secolo, non è poi così encomiabile, ma voglio dirTi... che le spietate e inimmaginabili crudeltà genocide che nella nostra epoca hanno fatto rabbrividire il mondo intero Ti hanno messo in cattiva luce. (…) Anche tra quelli di noi che continuano ad amarTi e ad avere un desiderio irresistibile del Tuo amore è sorto il sospetto che il problema, almeno in parte, sia rappresentato da Te.”

mercoledì 14 ottobre 2015

La coscienza di Andrew


E. L. Doctorow - La coscienza di Andrew / Andrew's Brain (2014)



Andrew, uno scienziato cognitivo (ma potrebbe essere un computer intelligente, dotato di “coscienza”) si apre a Doc, uno psicologo (o qualcuno o qualcosa che tale parrebbe), raccontandogli la sua storia, avvincente e sfortunata: l'ultimo romanzo (2014) di E.L. Doctorow (1931-2015) è strano, stimolante e... (diciamolo pure!) bello.

martedì 17 dicembre 2013

Homer & Langley


Doctorow E. L. - Homer & Langley (2009)



Doctorow ricostruisce letterariamente la storia vera dei fratelli Collyer, nella New York del secolo scorso: Homer, il cieco, e Langley, il matto (forse solo eccentrico inizialmente: poi, dopo il ritorno dalla devastante esperienza della prima guerra mondiale, matto proprio, ogni giorno di più).
Il romanzo promette bene al primo approccio, ma ben presto la storia prende una piega prevedibile e procede in effetti come in lenta discesa, verso l'ovvio finale. La scrittura sempre curata di Doctorow - va detto - gioca a favore: ma questo non basta per un giudizio globale positivo.

martedì 6 agosto 2013

La marcia


E. L. Doctorow - La marcia / The March (2005)



“La marcia” è quella che, nella fase finale della guerra civile americana, vide impegnati per sessanta miglia, in Georgia, Sud Carolina e Nord Carolina, sessantamila nordisti agli ordini del generale William Sherman: una marcia di guerra, e dunque di morte, ma anche di liberazione dei neri del sud dalla schiavitù, e dunque della loro rinascita come uomini liberi.
Il romanzo propone una costellazione di frammenti e una ridda di personaggi: troppi, gli uni e gli altri; nella progressione faticosa, l’unitarietà è demandata al lettore, peraltro già infastidito da una prosa poco scorrevole, anche per scelte stilistiche discutibili come quella del discorso diretto non segnalato da punteggiatura… Insomma: non ho gradito. (Dell’autore avevo apprezzato “Ragtime”, romanzo scritto esattamente trent’anni prima.)

giovedì 21 marzo 2013

Effetti primaverili

Primavera, primavera! Come un folle mago che si estrae dal petto sete e cenci colorati la terra produceva il croco bianco e giallo, la lambrusca, la forsizia, le lame dell'iris, i fiori di melo rosa e bianchi e verdi, i narcisi, e i pesnti grappoli di lillà. Il nonno se ne stava in giardino esprimendo una sorta di eretta esultanza. Spirò un venticello che spazzò dagli aceri una cascata di morbide e spermatozoiche gemme. S'impigliarono nei suoi radi capelli grigi. Egli scosse la testa deliziato, sentendosi come gli fosse stato imposto un serto. Una specie di spasmo gioioso lo percorse, gettò in fuori una gamba accennando un passo di danza, perse l'equilibrio, e scivolò sul tallone in posizione seduta. A questo modo s'incrinò il bacino, e da quel momento s'iniziò in lui un declino fisico dal quale non si sarebbe più riavuto. Ma la primavera era gioiosa e, pur sofferente, sul suo volto aleggiava un sorriso.

E. L. Doctorow - Da: Ragtime, 1975; trad. Bruno Fonzi.

martedì 15 gennaio 2013

Ragtime

E. L. Doctorow - Ragtime (1975)



Il ragtime (letteralmente “tempo stracciato, a brandelli”) era un genere musicale in voga negli Stati Uniti d’America a fine ‘800 - inizio ‘900, di origine afro-americana, caratterizzato dalla contrapposizione di due ritmi diversi, uno regolare e ossessivo, l’altro vario e sincopato. (Al proposito, un passo significativo, esemplificativo: “Stava in piedi tra due vagoni del treno del latte diretto a New Rochelle. Pensava di gettarsi sotto le ruote. Ascoltava il loro ritmo, il loro battito continuo, come la mano sinistra di un rag. Il cigolio e il clangore del metallo contro il metallo alla giuntura dei due vagoni era il sincopato della mano destra. Sarebbe stato un suicidio al rag.”)
Quella che Doctorow racconta, peraltro, al di là del genere musicale in sé e della sua valenza metaforica, è “l’era del ragtime” nel suo complesso: quella di un’America in frenetico progresso tecnologico, sostenuto da un’economia capitalistica arrembante, che vede inasprirsi le contrapposizioni sociali e razziali. Doctorow ricostruisce bene l’epoca e le sue tematiche mescolando la fantasia, liberata in molteplici storie intrecciate, alla realtà storica, e dunque i personaggi d’invenzione a quelli effettivamente vissuti, ben noti e però a loro volta reinterpretati: l’insieme è effervescente e di lettura piacevole, su una base più seria, spesso tenuta sotto traccia, di critica e di impegno civile.

(Agli amici... lo consiglio.)