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giovedì 28 novembre 2013

Alla base del romanzo

Di fronte all’ineluttabile sconfitta che chiamiamo vita non ci resta che cercare di comprenderla. In questo risiede la ragion d’essere dell’arte del romanzo.
 
Milan Kundera
 
Da: Il sipario (2005)

martedì 30 aprile 2013

Amori ridicoli


Milan Kundera - Amori ridicoli / Směšné lásky (1968)


Quest'unica raccolta di Kundera comprende - nell'edizione ultimativa del 1968 - sette racconti, interessanti ma talora un po’ macchinosi nella traduzione dei concetti sottesi, incentrati sul tema dell’amore: in particolare, quello labile, fortuito, sconsiderato, menzognero… ridicolo. Amore debole, dunque, perché squilibrato: quell’altro, l’amore forte, vuole infatti equilibrio tra serietà, soprattutto nelle fondamenta, e gioco, aperto e condiviso, distribuito ad arte nella costruzione. (Nella metafora amore-casa, evidentemente, prima della loro opera sono i costruttori ad essere spesso deboli: nella carne e non solo.) Il libro, insomma, partendo da espressioni molto concrete del sentimento, induce a riflettere sulla sua essenza: merita la lettura soprattutto per questo.

(Agli amici... lo consiglio.)

giovedì 25 aprile 2013

Il valore di un uomo

Il valore di un uomo è nella sua capacità di superare se stesso. di uscire da sé, di essere negli altri e per gli altri.

Milan Kundera

Da: Amori ridicoli (1968), trad. Antonio Barbato.

martedì 11 dicembre 2012

Il sipario

Milan Kundera - Il sipario / Le rideau (2004)
 
 
 
Saggio sull’arte del romanzo, pregevole per essenzialità e chiarezza espositiva (e dunque accessibile anche al “lettore medio”).
 
Bignami (cioè... “il minimo per passare l'esame”):
 
1) Kundera su Miguel de Cervantes Saavedra e sul suo “Don Chisciotte” (1605-1615):
“Un sipario magico, intessuto di leggende, era sospeso davanti al mondo. Cervantes mandò don Chisciotte in viaggio e strappò quel sipario. Il mondo si aprì davanti al cavaliere errante in tutta la comica nudità della sua prosa. (…)
Don Chisciotte spiega a Sancio che Omero e Virgilio non descrivevano i personaggi “così com’erano, ma come dovevano essere per servire da esempio di virtù alle generazioni future”. Ma lo stesso don Chisciotte è tutto fuorché un esempio da seguire. I personaggi romanzeschi non chiedono di essere ammirati per le loro virtù. Chiedono di essere compresi, il che è completamente diverso. Gli eroi dell’epopea vincono o, se sono sconfitti, conservano sino all’ultimo respiro la loro grandezza. Don Chisciotte è sconfitto. E senza grandezza alcuna. Perché d’un tratto tutto è chiaro: la vita umana in quanto tale è una sconfitta. Di fronte all’ineluttabile sconfitta che chiamiamo vita, non ci resta che cercare di comprenderla. In questo risiede la ragion d’essere dell’arte del romanzo.”
 
2) Cit. Henry Fielding, a commento del suo “Tom Jones” (1749):
“L’alimento che qui proponiamo… al nostro lettore… non è altro che la natura umana.”
 
3) Cit. Gustave Flaubert (1821-1880):
“Mi sono sempre sforzato di andare all’anima delle cose…”
 
4) Cit. Marcel Proust (1871-1922):
“Ogni lettore, quando legge, è soltanto il lettore di se stesso. L’opera dello scrittore non è che una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di scorgere ciò che forse, senza il libro, non avrebbe visto in se stesso.”
 
5) Cit. Hermann Broch (1886-1951):
“La sola morale del romanzo è la conoscenza.”
 
6) Kundera sull’evoluzione dei primi decenni del '900 (Kafka, Broch, Hašek…):
“La svolta che, con discrezione, ha allontanato l’arte del romanzo dal suo incantamento psicologico (dallo studio dei caratteri) e l’ha orientata verso lo sguardo esistenziale (l’analisi delle situazioni “in grado di illuminare i principali aspetti della condizione umana” ha avuto luogo venti o trent’anni prima che la moda dell’esistenzialismo si impadronisse dell’Europa; ed è stata ispirata non già dai filosofi, ma dalla logica stessa dell’evoluzione dell’arte del romanzo.”
 
(Agli amici... lo consiglio.)


giovedì 12 aprile 2012

Passato variabile

Pensate che il passato, solo perché è già stato, sia compiuto e immutabile? Ah, no, il suo abito è fatto di taffetà cangiante, e ogni volta che ci voltiamo a guardarlo lo vediamo con colori diversi.

Da: Milan Kundera - La vita è altrove (1973)
(Trad. Serena Vitale)

venerdì 1 luglio 2011

La vita è altrove


Milan Kundera - Život je jinde (1973) / La vita è altrove


Nel nido materno, riscaldato come un pulcino da mamma chioccia, cresce un poeta: Jaromil. Poco a poco, egli “si crea coi propri versi un mondo artificiale, sostitutivo”: la poesia è “una casa di specchi”, la vita reale sta fuori, è altrove.
“Il poeta sa - dunque - poco del mondo, ma le parole che sgorgano da lui si dispongono in splendidi agglomerati, definitivi come il cristallo; il poeta è immaturo e ciò nonostante il suo verso ha in sé la definitività di una profezia, davanti alla quale lui stesso trasecola.”
Ma la vita reale irrompe, a tempo debito: e appare chiaro allora - Kundera, dopo averlo fatto intuire, lo esplicita - che Jaromil, “il poeta di talento, ricco di immaginazione e di emozioni, il giovane sensibile, naturalmente è anche un mostro”.

(Agli amici... lo consiglio.)