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giovedì 12 luglio 2018

La chiave a stella


Primo Levi- La chiave a stella (1979)



Un montatore di gru e un chimico delle vernici si raccontano esperienze di lavoro, e di vita. Poiché il chimico delle vernici è anche uno scrittore di valore, tutto finisce in questo ottimo libro. Nel confronto tra mestieri, il chimico-scrittore Primo Levi - che si autodefiniva “centauro” per la sua doppia attività - considera che lo scrittore chiaramente difetta, a differenza del montatore di gru e del chimico delle vernici, di strumenti di valutazione oggettiva del suo lavoro, in corso d'opera come al termine: “Può capitare che uno scriva con entusiasmo una pagina, o anche un libro intero, e poi si accorga che non va bene, che è pasticciato, sciocco, già scritto, mancante, eccessivo, inutile.” (...) “Ma può anche capitare che uno scriva delle cose, appunto, pasticciate e inutili (e questo accade sovente) e non se ne accorga o non se ne voglia accorgere, il che è ben possibile, perché la carta è un materiale troppo tollerante. Le puoi scrivere sopra qualunque enormità, e non protesta mai: non fa come il legname delle armature nelle gallerie di miniera, che scricchiola quando è sovraccarico e sta per venire un crollo. Nel mestiere di scrivere la strumentazione e i segnali d'allarme sono rudimentali: non c'è neppure un equivalente affidabile della squadra e del filo a piombo. Ma se una pagina non va se ne accorge chi legge, quando ormai è troppo tardi, e allora si mette male: anche perché quella pagina è tua e solo tua, non hai scuse né pretesti, ne rispondi appieno.”

giovedì 15 giugno 2017

Il sistema periodico


Primo Levi - Il sistema periodico (1975)



“Il sistema periodico” consta di ventuno capitoli, ognuno con il titolo di un elemento chimico. Eppure, avverte l'autore, “questo non è un trattato di chimica: la mia presunzione non giunge a tanto, «ma voix est foible, et même un peu profane». Non è neppure un'autobiografia, se non nei limiti parziali e simbolici in cui è un'autobiografia ogni scritto, anzi, ogni opera umana: ma storia in qualche modo è pure. È, o avrebbe voluto essere, una microstoria, la storia di un mestiere e delle sue sconfitte, vittorie e miserie.” D'altra parte, “che io chimico, intento a scrivere qui le mie cose di chimico, abbia vissuto una stagione diversa, è stato raccontato altrove.” In ogni caso, anche nel trattare delle sue cose di chimico, frammenti del lavoro quotidiano con qualche elemento aggiuntivo - come un paio di racconti, forse inseriti un po' a forza -, Primo Levi si conferma grande scrittore.
Chiude questa edizione una bella intervista che Philip Roth fece a Levi nel 1986, l'anno prima della morte.

martedì 2 luglio 2013

Se non ora, quando?


Primo Levi - Se non ora, quando? (1982)



Negli ultimi due anni della seconda guerra mondiale un gruppo di ebrei russi combatte contro i tedeschi in temerarie azioni partigiane e, suo malgrado, pure contro i pregiudizi atavici che l’ebraismo spesso subisce. Le vicende storiche portano il gruppo su una rotta che va dalla Russia asiatica spossata dalla lunga guerra difensiva all’odiata Germania che alfine crolla: con epilogo in Italia, alla ricerca di un porto e di una nave che permetta di realizzare il sogno della Terra Promessa.
Un bel romanzo, in gran parte frutto d’invenzione, peraltro molto credibile: Levi narra eventi che chiaramente potrebbero averlo sfiorato, prima quale internato in campo di concentramento e poi quale fuggitivo diretto faticosamente verso casa. Le emozioni dello scrittore dovevano essere dunque forti: più di quelle del lettore, che arrivano in parte smorzate da una narrazione molto descrittiva, soprattutto impegnata a trasmettere gli  elementi realistici più funzionali alla documentazione storica. 

(Agli amici... lo consiglio.)