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giovedì 27 luglio 2017

Le relazioni lontane


Carlos Fuentes - Le relazioni lontane / Una familia lejana (1980)



Rispetto ai più noti La morte di Artemio Cruz (1962) e Gli anni con Laura Díaz (1999), Le relazioni lontane è decisamente più ostico, farraginoso. Tra i molteplici temi vi è quello della distorsione progressiva di una storia tramandata: nel romanzo, il protagonista Hugo Heredia racconta a tale Branly, che poi racconta all'amico Fuentes, che racconta al lettore... ognuno mettendoci del suo. Già prima di aggiungere il proprio contributo, Fuentes si esprime così: “Quando Branly terminò il suo lungo racconto delle parole di Hugo Heredia a Xochicalco durante la vigilia di Ognissanti, il suo significato ultimo, come un pezzo di carta gettato in mare, tardò ad affondare nel profondo della mia coscienza; doveva ancora impregnarsi di acqua e di sole, di vapori di iodio e di sale, e di quanto ci permette di trasformare quello che si dice e quello che si sa in qualcosa di più: il destino che ogni parola racchiude ma che, pure, annuncia profeticamente”. Parole da grande scrittore, non v'è dubbio: ma pure il significato ultimo del romanzo, come un pezzo di carta gettato in mare, sta tardando molto ad affondare nel profondo della mia coscienza...

martedì 9 luglio 2013

L'istinto di Inez


Carlos Fuentes - L'istinto di Inez / Instinto de Inez (2000)



Il direttore d’orchestra Gabriel Atlan-Ferrara e la cantante Inez Prada vivono in età diverse alcuni incontri ravvicinati, intensi e importanti per entrambi. A partire da qui, il romanzo si dilata e medita sui temi di fondo, e dunque principalmente sul rapporto uomo-donna e sull’arte musicale: alcuni spunti sono certamente interessanti, ma spesso l’autore finisce col perdersi in elucubrazioni assai ardue, se non decisamente farraginose. Così, ad esempio, in un raffronto tra sesso e musica si può leggere: “L’unione sessuale è passeggera ma anche permanente, per quanto fugace possa apparire. Invece l’arte musicale è permanente, ma risulta passeggera davanti alla permanenza di quanto è veramente istantaneo.” Oppure, in uno degli estenuanti dialoghi tra i protagonisti, ci si può imbattere - essendone abbattuti - in una domanda di lei così formulata: “Non temi che quello che temi sia già capitato e che quello che è capitato, Gabriel, sia quello che non è capitato?” Insomma... beato il Fuentes de “Gli anni con Laura Diaz”!

(Agli amici... lo sconsiglio.)

giovedì 23 febbraio 2012

Perle in... "Gli anni con Laura Díaz"

Cerco perle: nei libri. Da serbare, e farne tesoro.
In "Gli anni con Laura Díaz", di Carlos Fuentes, ho trovato queste:


  • Scrivere significa scendere dentro se stessi, come se uno fosse una miniera, per poi risalire. Risalire all'aria pura con le mani piene di se stessi.

  • Uno scrittore non deve mai conoscere tutta la storia. Ne immagina una parte e chiede al lettore di proseguirla. Un libro non deve chiudersi mai. Deve proseguirlo il lettore.

  • Dicono che il dolore distrugga il linguaggio. Può essere solo un grido, un gemito, una voce disarticolata. Parla del dolore chi non lo sente. Domina il linguaggio del dolore chi descrive il dolore degli altri. Il dolore vero non ha parole. 

  • Che sciocchezza pretendere che amiamo tutti i figli allo stesso modo, non è vero, non è vero, ci sono figli in cui intuisci quello che ti manca, figli che sono qualcun altro oltre a se stessi, figli come specchi del tempo che è passato e che verrà.

  • L'artista la sa più lunga: la sua arte non riflette la realtà. La fonda. E per portare a termine questa impresa, generosità, preoccupazione, interessamento nei confronti degli altri non hanno alcuna importanza, se tutto ciò spezza o indebolisce l'opera. La meschinità, il disprezzo, l'egoismo più lampanti sono invece virtù dell'artista, se grazie a queste svolge il suo lavoro.

  • La politica è l'arte di mandare giù rospi senza fare smorfie.

  • Non è il passato a morire con noi. È il futuro.


"Gli anni con Laura Díaz" (1999), di Carlos Fuentes, trad. Ilide Carmignani