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venerdì 23 maggio 2014

Fede negli uomini

Finsce che chi non ha fede, non avendo niente di inesistente in cui credere, si mette a credere negli uomini perché esistono.

Antonio Tabucchi

Da: Tristano muore (2004)

martedì 15 ottobre 2013

L'angelo nero


Antonio Tabucchi - L'angelo nero (1991)


Scrive (scriveva) bene, Tabucchi. Ma qui il senso è spesso oscuro, e l’esercizio pare fine a se stesso.
Non aiuta la nota dello scrittore in prefazione: di questi racconti, rimestati a lungo, Tabucchi dice “basta, che se ne vadano così come sono venuti”, neanche si trattasse di materiale incompiuto e insoddisfacente - oltre che pesante per il tema affrontato: il male, in diverse forme -, da dismettere con un sospiro liberatorio.

martedì 25 settembre 2012

Il piccolo naviglio

 Antonio Tabucchi - Il piccolo naviglio (1978)
 
 
 
 Per questo secondo romanzo di Tabucchi - del 1978, recentemente ripubblicato - valgono sostanzialmente le stesse impressioni già riportate dopo la lettura di "Piazza d'Italia", che lo precedeva: troppo gioco creativo, con personaggi caricati e situazioni perlopiù paradossali, troppe forzature per voglia d’originalità. Insomma, questo degli anni ‘70 è un Tabucchi... in nuce; il Tabucchi vero - pur sempre con oscillazioni del livello letterario - sarà all’opera a partire dagli anni ’80, e in particolare dalla splendida raccolta di racconti “Il gioco del rovescio”.
 
(Agli amici... lo sconsiglio.)

martedì 27 marzo 2012

Misteri di Tabucchi

Dicono che la morte è un mistero, ma il fatto di essere esistito è un mistero maggiore.

Da: Antonio Tabucchi - Tristano muore. Una vita (2004)


Antonio Tabucchi (24.9.1943 - 25.3.2012) continua - misteriosamente - a vivere
 nei cuori di quelli che l'hanno amato, e nelle opere che ha lasciato e resteranno. 

giovedì 22 marzo 2012

La confederazione di anime

Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere "uno" che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone. Il dottor Cardoso fece una piccola pausa e poi continuò: quella che viene chiamata la norma, o il nostro essere, o la normalità, è solo un risultato, non una premessa, e dipende dal controllo di un io egemone che si è imposto nella confederazione delle nostre anime; nel caso che sorga un altro io, più forte e più potente, codesto io spodesta l'io egemone e ne prende il posto, passando a dirigere la coorte delle anime, meglio la confederazione, e la preminenza si mantiene fino a quando non viene spodestato a sua volta da un altro io egemone, per un attacco diretto o per una paziente erosione. Forse, concluse il dottor Cardoso, dopo una paziente erosione c'è un io egemone che sta prendendo la testa della confederazione delle sue anime, dottor Pereira, e lei non può farci nulla, può solo eventualmente assecondarlo.
Il dottor Cardoso finì di mangiare la sua macedonia e si asciugò la bocca con il tovagliolo. E dunque cosa mi resterebbe da fare?, chiese Pereira. Nulla, rispose il dottor Cardoso, semplicemente aspettare, forse c'è un io egemone che in lei, dopo una lenta erosione, dopo tutti questi anni passati nel giornalismo a fare la cronaca nera credendo che la letteratura fosse la cosa più importante del mondo, forse c'è un io egemone che sta prendendo la guida della confederazione delle sue anime, lei lo lasci venire alla superficie, tanto non può fare diversamente, non ci riuscirebbe e entrerebbe in conflitto con se stesso, e se vuole pentirsi della sua vita si penta pure, e anche se ha voglia di raccontarlo a un sacerdote glielo racconti, insomma, dottor Pereira, se lei comincia a pensare che quei ragazzi hanno ragione e che la sua vita finora è stata inutile, lo pensi pure, forse da ora in avanti la sua vita non le sembrerà più inutile, si lasci guidare dal suo nuovo io egemone e non compensi il suo tormento con il cibo e con le limonate piene di zucchero.

Da: Antonio Tabucchi - Sostiene Pereira (1994)

martedì 8 novembre 2011

Il gioco del rovescio

Antonio Tabucchi - Il gioco del rovescio (prima ed. 1981; nuova ed. 1988)


I racconti originari de "Il gioco del rovescio" (1981), costruiti su situazioni a doppia faccia - l'una più palese, l'altra più nascosta - erano otto; la raccolta più recente ne incorpora altri tre, successivi, l'ultimo dei quali - ambientato nell'antica Grecia - è alquanto diverso dagli altri, dissonante, e anche meno convincente: ma è un dettaglio marginale. A parte questo, sintetizzando molto, si può fare senz'altro un'affermazione perentoria: sono racconti bellissimi.

(Agli amici... lo consiglio.)