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lunedì 29 maggio 2023

La fornace

 


Thomas Bernhard - La fornace / Das Kalkwerk (1970)


Thomas Bernhard, sempre ossessivo, narra di Konrad, pazzo o genio (è il dubbio della moglie, io propendo per pazzo) e del suo saggio sull'udito… tutto da scrivere.

venerdì 8 gennaio 2021

Amras

 


Thomas Bernhard - Amras (1964)


In questo suo secondo romanzo dopo "Gelo" (1963) Bernhard narra una storia di sfacelo e morte, tristissima e cupissima, con ampie dosi di follia, in pagine talora indecifrabili. (Poi farà molto, molto meglio.)

giovedì 2 marzo 2017

Il respiro


Thomas Bernhard - Il respiro / Der Atem (1978)



In questo pezzo dell'autobiografia - gli altri: “L'origine”, “La cantina”, “Il freddo”, “Un bambino” - Thomas Bernhard racconta la malattia patita a diciott'anni, una grave pleurite che lo ridusse in condizioni critiche e dalla quale si riprese lentamente, avendo allora molto tempo a disposizione per pensare e per leggere. Per pensare: “Raramente in vita mia prima di allora, ma raramente anche dopo, ho fatto un uso così intenso e vantaggioso della possibilità di riflettere del tutto indisturbato per giorni e giorni, per settimane e settimane, sul passato e sul futuro, e raramente ho saputo trasformare una simile riflessione in una vera e propria speculazione intellettuale”. Per leggere: “Ogni giorno ero in compagnia dei miei libri, i miei amici più intimi e più cari. (…) Con la lettura ho gettato un ponte sugli abissi aperti e sono riuscito a salvarmi da stati d'animo che portano solo alla distruzione”. Una malattia può abbatterti. Una malattia può farti crescere.

mercoledì 11 marzo 2015

Antichi Maestri


Thomas Bernhard - Antichi Maestri / Alte Meister (1985)




Da trent'anni il vecchio Reger medita a giorni alterni sull'arte e sulla vita davanti a un quadro del Tintoretto nel più importante museo di Vienna. Il ruolo fondamentale che l'arte ha sempre avuto per lui, musicologo, si è bruscamente ridimensionato dopo la tragica scomparsa della moglie: Riempiamo la cassaforte del nostro spirito di questi spiriti magni e di questi Antichi Maestri - constata - e nel momento decisivo per la nostra vita ricorriamo a loro; ma quando l'apriamo, la cassaforte dello spirito è vuota e ci accorgiamo di essere soli e privi in effetti di qualsiasi risorsa”. L'arte, solitamente capace di appagare ed elevare, può rivelarsi nient'altro che “un misero se pur genialissimo espediente per sopravvivere”, del tutto inefficace in certi frangenti. Disperato e deluso, Reger smette per un po' di frequentare il “suo” museo. Poi, spinto da “perversa follia”, riprende: pur avendone sperimentato il limite, il piacere dell'arte e della meditazione da essa favorita rimane comunque grande, irrinunciabile.
Come grande, irrinunciabile, è - ogni tanto, per non essere sopraffatti dal suo pessimismo e dalle sue ossessioni - il piacere di leggere Bernhard.

martedì 24 dicembre 2013

La cantina


Thomas Bernhard - La cantina - Una via di scampo / Der Keller - Eine Entziehung (1976)



Pubblicato nel 1976, “La cantina” - sottotitolo “Una via di scampo” - è il secondo dei cinque romanzi che compongono l’autobiografia di Thomas Bernhard (gli altri sono: L’origine, Il respiro, Il freddo, Un bambino). L’autore racconta qui la sua repentina e drastica decisione, a sedici anni, di lasciare gli studi (“la macchina per imparare”) per intraprendere il lavoro di garzone in uno spaccio di alimentari (o “cantina”) in un quartiere periferico e malfamato di Salisburgo, alle dipendenze del commerciante signor Podlaha: una decisione presa per uscire di casa, dalla sua atmosfera soffocante, e aprirsi al mondo; e darsi da fare “in modo utile”. Una scelta da subito convinta, fondamentale per la maturazione dell’uomo Bernhard; così, a distanza di anni, lo scrittore ricorda infatti le due persone più preziose della sua infanzia e adolescenza: “Mio nonno mi aveva insegnato a stare da solo e a badare a me stesso. Podlaha a vivere con gli altri e precisamente a vivere in compagnia di molte persone tra loro diversissime.” Rievocato questo tratto iniziale del suo percorso, sostanzialmente felice, Bernhard dà poi spazio - ancora una volta - alle considerazioni più cupe sulla vita “adulta”; che - sostiene - è una pena da subire, immodificabile: qualunque cosa si faccia - conclude amaramente -, “tutto è lo stesso”.

martedì 5 novembre 2013

Correzione


Thomas Bernhard - Correzione / Korrektur (1975)



In “Correzione” Bernhard è più ossessivo che mai, nella forma narrativa come nelle tematiche. Il personaggio principale è Roithamer, uno studioso di scienze naturali fuggito precocemente dalla famiglia e dalla natìa Austria “per potersi evolvere” in Inghilterra, il quale torna periodicamente volendo procedere nella progettazione e costruzione, al centro esatto di un bosco, d’un edificio unico nel suo genere, “il cono”, da regalare infine all’amata sorella: un’impresa che porta avanti per lunghi anni attraverso correzioni continue ed estenuanti dell’idea originaria, fino alla conclusione ineluttabilmente tragica. Prima e dietro la folle impresa, c’è tutta la vita di Roithamer: l’infanzia con i genitori autoritari e inadeguati, le simpatie per i più miserabili della società, la scarsità di veri rapporti umani, l’amore rivolto unicamente alla sorella, la critica feroce - ancora una volta, in Bernhard - verso la nazione d’origine, piena di gente ottusa e ipocrita. Roithamer corregge, corregge continuamente; e d’altra parte, ricorda, fin dal principio della nostra vita “entriamo in un mondo che ci è dato ma che non è preparato a noi”, il che ci impone di “tentare e ritentare più e più volte di trasformare questo mondo secondo i nostri intendimenti”: un’impresa - tanto più necessaria e ardua quanto meno siamo disponibili a plasmare noi stessi - che può anche essere vana, e che può anche annientare.

giovedì 11 ottobre 2012

Felici nelle fotografie

Come mai a coloro che si fanno fotografare viene sempre in mente di voler apparire felici nelle fotografie che li mostrano, in ogni caso non così infelici come invece sono? penso. Ciascuno vuole essere ritratto come persona felice, mai infelice, sempre totalmente falsata, mai com'è in realtà, ossia sempre la più infelice di tutte.
 
Da: Thomas Bernhard - Estinzione
(Trad. Andreina Lavagetto)

giovedì 19 luglio 2012

Danni cattolici

La Chiesa cattolica fa tanti danni nelle giovani teste che è quasi impossibile immaginarlo, quando i genitori sono cattolici e osservano più o meno automaticamente i precetti della religione cattolica. Aver ricevuto un'educazione cattolica ha significato per noi essere stati distrutti alle radici. (...) Il cattolicesimo è il grande distruttore dell'anima infantile, ciò che incute la grande paura, il grande annientatore del carattere del bambino. Questa è la verità. Milioni, e infine miliardi di persone debbono alla Chiesa cattolica il fatto di essere state distrutte alle radici e rese inservibili per il mondo, il fatto che la loro natura è stata trasformata in contronatura. La Chiesa cattolica ha sulla coscienza l'uomo distrutto, restituito al caos, in definitiva infelice fino al midollo, questa è la verità, non il contrario. Perché la Chiesa cattolica tollera solo l'uomo cattolico, nessun altro, questo è il suo intento e il suo fine perenne. La Chiesa cattolica trasforma gli uomini in cattolici, in individui ottusi che hanno dimenticato il pensiero autonomo e l'hanno tradito per la religione cattolica. Questa è la verità. (...)
Il credo cattolico, come ogni credo, è una falsificazione della natura, una malattia da cui milioni di persone si lasciano assalire in piena coscienza, perché è l'unica salvezza per loro, per l'uomo debole, del tutto privo di autonomia, che non ha una testa propria, che al suo posto deve lasciar pensare un'altra testa, per così dire superiore; i cattolici lasciano che la Chiesa cattolica pensi al loro posto e dunque agisca anche al loro posto, perché gli torna più comodo, perché, credono, non possono fare altrimenti.

Da: Thomas Bernhard - Estinzione - Uno sfacelo (1986)
(Trad. Andreina Lavagetto)

martedì 5 giugno 2012

Estinzione

Thomas Bernhard - Auslöschung - Ein Zerfall (1986) / Estinzione - Uno sfacelo



A volte i grandi libri si leggono con un piacere totale, convinto, continuativo dall’inizio alla fine. La lettura di “Estinzione” comporta invece una certa fatica, legata alla struttura del romanzo - un lunghissimo flusso di coscienza, con una sola minima interruzione fra le due parti che lo compongono - e ai temi trattati - pesanti, come pesante, insostenibile, è quel passato che il narratore vorrebbe definitivamente “estinguere”, anche con l’aiuto dello sfogo letterario.
Ma la fatica della lettura paga quando l’opera è densa di riflessioni importanti, e di più quando è condita anche da una vena diffusa d’ironia; ecco, “Estinzione” - l’ultimo romanzo di Thomas Bernhard - offre questo genere di piacere al lettore: quello che viene conquistato poco per volta, accumulato, sedimentato; quello che poi è destinato spesso a restare più a lungo, racchiuso ben bene in apposito scrigno interiore. 

(Agli amici... lo consiglio.) 

martedì 30 agosto 2011

Un bambino


Thomas Bernhard - Ein Kind (1982) / Un bambino


Figlio illegittimo, ovvero “del demonio", aggrappato disperatamente al nonno scrittore (di modesto successo), additato come “spargizizzania” e “piscialletto”, primo solo nelle gare di corsa: l’avvio difficile di Thomas Bernhard – sullo sfondo, la guerra che incombe e poi divampa –, raccontato da lui medesimo. Molto bene, neanche a dirlo.

(Agli amici... lo consiglio.)