Visualizzazione post con etichetta Szymborska Wisława. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Szymborska Wisława. Mostra tutti i post

giovedì 17 gennaio 2013

La prima fotografia di Hitler


          E chi è questo pupo in vestina?
          Ma è Adolfino, il figlio dei signori Hitler!
          Diventerà forse un dottore in legge
          o un tenore dell’opera di Vienna?
          Di chi è questa manina, di chi, e gli occhietti, il nasino?
          Di chi il pancino pieno di latte, ancora non si sa:
          d’un tipografo, d’un mercante, d’un prete?
          Dove andranno queste buffe gambette, dove?
          Al giardinetto, a scuola, in ufficio, alle nozze
          magari con la figlia del sindaco?

          Bebè, angioletto, tesoruccio, piccolo raggio,
          quando un anno fa veniva al mondo
          non mancavano segni nel cielo e sulla terra:
          un sole primaverile, gerani alle finestre,
          musica d’organetto nel cortile,
          un fausto presagio nella carta velina rosa,
          prima del parto un sogno profetico della madre:
          se sogni un colombo – è una lieta novella,
          se lo acchiappi – giungerà chi hai a lungo atteso.
          Toc, toc, chi è, è il cuoricino di Adolfino.

          Ciucciotto, pannolino, bavaglino, sonaglio,
          il bimbetto, lodando Iddio e toccando ferro, è sano
          somiglia ai genitori, al gattino nel cesto,
          ai bambini di tutti gli album di famiglia.
          Be’, adesso non piangeremo mica,
          il fotografo farà clic sotto la tela nera.

          Atelier Klinger, Grabenstrasse Braunau,
          e Braunau è una cittadina piccola, ma dignitosa,
          ditte solide, vicini dabbene,
          profumo di torta e di sapone da bucato.
          Non si sentono cani ululare né i passi del destino.
          L’insegnante di storia allenta il colletto
          e sbadiglia sui quaderni.


          Wisława Szymborska - Da: Gente sul ponte (1986)

giovedì 12 luglio 2012

Forse tutto questo

 
        Forse tutto questo
        avviene in un laboratorio?
        Sotto una sola lampada di giorno
        e miliardi di lampade la notte?
 
        Forse siamo generazioni sperimentali?
        Travasati da un recipiente all'altro,
        scossi in alambicchi,
        osservati non soltanto da occhi,
        e infine presi uno a uno
        con le pinzette?
 
        O forse è altrimenti:
        nessun intervento?
        I cambiamenti avvengono da sé
        in conformità al piano?
        L'ago del diagramma traccia a poco a poco
        gli zigzag previsti?
 
        Forse finora non siamo di grande interesse?
        I monitor di controllo sono accesi di rado?
        Solo in caso di guerre, meglio se grandi,
        di voli al di sopra della nostra zolla di Terra,
        o di migrazioni rilevanti tra i punti A e B?
 
        O forse è il contrario:
        di là piacciono solo le piccole cose?
        Ecco una ragazzina su un grande schermo
        si cuce un bottone sulla manica.
 
        I sensori fischiano,
        il personale accorre.
        Ah, guarda che creaturina
        con un cuoricino che le batte dentro!
        Quale incantevole serietà
        nell'infilare l'ago!
        Qualcuno grida rapito:
        Avvertite il Capo,
        che venga a vedere di persona!
 
 
   Wisława Szymborska - Da: La fine e l'inizio, 1993 (Trad. Pietro Marchesani)