martedì 3 luglio 2012

L'erotismo di Oberdan Baciro


Lelio Luttazzi - L'erotismo di Oberdan Baciro (pubbl. 2012)



Lelio Luttazzi ha fatto altro, nella vita: questo romanzo lo potrebbe aver scritto solo per esercizio, per passatempo, o per scherzo... Sta di fatto che ora, due anni dopo la morte, lo si può leggere: occorre dire con parecchio divertimento e pure con qualche riflessione indotta. Luttazzi narra le gesta di Oberdan Baciro, il “Gigante dell’Eros” che avrà la sventura di morire giovane e... vergine: il tema dominante, esplicitato fin dal titolo, è chiaramente il sesso, ma, poiché le vicende narrate sono collocate negli anni trenta, l’autore allarga lo sguardo su quei tempi, “funestati dai trucioli del deamicisianesimo e dal rigorismo clerico-fascista” e poi sconvolti dalle scelte politiche del regime mussoliniano. La formazione di Oberdan Baciro è condizionata pesantemente dalle sue forti pulsioni sessuali; le esperienze, sempre inferiori alle aspettative, stimolano la sua speculazione teorica e gli maturano via via un paio di convincimenti, riportati nei suoi “taccuini” e quindi proposti alla meditazione del lettore: il primo è che l’eros più attraente non è quello, più abituale, “ad personam”, che è “legato al sentimento ma anche all’egotismo, al possessivismo, alla monogamia ricattatoria”, ma quello “ad rem”, che “s’illumina di luce propria” e che è sostanzialmente “libero”; il secondo convincimento è che, purtroppo, il processo di liberazione sessuale si svilupperà assai lentamente, con la donna nel ruolo di grande frenatrice: soprattutto perché, nella “guerra tra i sessi”, ella di certo non intenderà rinunciare “tanto presto al suo più eccitante potere: quello di dire NO”.

(Agli amici... lo consiglio.)

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