giovedì 11 agosto 2011

Preghiera per un amico



John Irving - A Prayer for Owen Meany (1989) / Preghiera per un amico


L’autore racconta la sua storia con molta cura, con ogni dettaglio: già, è un gran 'contastorie', Irving, del genere certamente apprezzato in primis dal lettore passivo, appagato dalla particolareggiata narrazione di fatti.
Nel romanzo ci sarebbero temi forti: ma quello religioso è proposto nei suoi aspetti più superficiali, esteriori; e quello della politica estera “imperialistica” americana degli anni ’60-’70-’80 (Irving scrive nel 1989) si configura in una critica forte - è l’aspetto migliore del romanzo - ma periferica rispetto alla storia narrata.
In realtà, la scena è decisamente dominata dalla figura del protagonista, un mirabolante eroe quasi positivo che, pur apparentemente illuminato e “in missione sulla terra per conto di Dio”, stranamente si dedica alla carriera militare e avverte pure l’irrefrenabile richiamo della guerra in Vietnam. Ecco il punto dolente: la rappresentazione di questo Owen Meany, con i tratti singolari ed eccessivi che contraddistinguono certa letteratura (come certa cinematografia) americana, risulta sempre meno accettabile nella progressione della lettura; specie per il suo quid di paranormale, con tanto di apprendimento in sogno della data e delle circostanze della propria morte nonché di altre preveggenze varie - la diffusione dell’AIDS, per dirne una.
Il finale? In sintonia: decisamente roboante, esplosivo - in senso letterale. Wath else?

(Agli amici... lo sconsiglio.)

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