lunedì 10 novembre 2014

Cartongesso


Francesco Maino - Cartongesso (2014)



Michele Tessari, trentasette anni (nel 2009), vive a Insaponata di Piave nel “Venetorientale” (“Cisalpinia”, Italia) e fa l’avvocato “di casi disperati”. “Cartongesso” è il suo “urlo accanito”, il suo “delirio matto” - per usare le parole dell’autore nella nota in calce: è la denuncia del piccolo mondo marcio che gli sta intorno, dominato dalla “classe dirigente più ignorante, bifolca, analfabeta e scaltra e, nel contempo, più affamata d’Europa”, imbruttito dalla cementificazione e cartongessatura - il suolo da tempo finito -, destabilizzato dalla disintegrazione sociale, tra arricchiti negli anni buoni che ostentano e giovani ricchi che pure ostentano ma a volte tremano, tra sempre poveri che sempre soffrono e poveri nuovi, immigrati da est e da sud, che arrancano, faticando o trafficando.
Con acredine particolare, perché li conosce e disprezza da vicino, Michele Tessari denuncia gli avvocati spregiudicati, tutti “raggiro e cravatta”, “topi togati che giocano con la pelle della gente”, sempre a rosicchiare dove possono, più che possono.
E poi però non manca, Michele Tessari, di denunciare anche se stesso, il suo disadattamento, la sua crescita difettosa e incompleta che ne ha fatto “un ometto contorto” con “una visione paurosa” del mondo che lo circonda, e dunque “un intruso”.
In un finalino privo di dettagli, quasi di sfuggita, l’autore informa che Michele Tessari, “irrimediabilmente segnato da un destino sinistro, quello dei pazzi”, muore il 6.12.2009: agevolando il suo distacco, vien da credere.
Con “Cartongesso”, esordio roboante, Francesco Maino scuote il panorama letterario nostrano con un’opera forte e diversa: con echi di Bernhard - perfino -, di certe sue pagine cariche di ossessioni e delle sue bordate contro gli elementi che giudicava più deteriori e insopportabili dell’Austria, il paese natale.

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