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giovedì 15 dicembre 2016

Elegia per un americano


Siri Hustvedt - Elegia per un americano / The Sorrows of an American (2008)



Non voltarti 
Continua a guardare la ferita 
È da lì che la luce entra in te. 
Questo è l'esergo del romanzo: una citazione di Rumi, poeta persiano del XIII secolo.
Leonard Cohen, morto nel periodo della mia lettura, ha usato nel brano “Anthem” (1992) un'espressione molto simile: “C'è una crepa in ogni cosa, è da lì che entra la luce”. Coincidenza, forse. Oppure Cohen conosceva Rumi e i suoi versi, che meritavano di essere rivisitati... 
Il romanzo è molto buono, la scrittura di Siri Hustvedt sempre avvincente: magari gli intrecci delle sue storie sono anche troppo complessi, forse c'è un'insistenza eccessiva - ricorrente nei suoi libri - sui temi delle neuroscienze e dell'arte contemporanea... ma è un bel leggere davvero, ancora una volta vicino al mio apprezzamento massimo.

lunedì 4 aprile 2016

Il mondo sfolgorante


Siri Hustvedt - Il mondo sfolgorante / The Blazing World (2014)



Margaret Cavendish (1623-1673), scrittrice e filosofa inglese, molto attiva e disturbante in settori a prerogativa maschile, fu autrice del racconto utopico “The Blazing World”, il mondo sfolgorante. Siri Hustvedt si ispira decisamente a lei per questo romanzo: stesso titolo e un personaggio principale, l'artista Harriet Burden, che pure - come Margaret Cavendish ma nel nostro tempo - incontra grandi difficoltà in un mondo che mantiene evidentemente una dominanza maschile. Anche Harriet Burden è sostanzialmente bollata - con qualche motivazione, in verità - quale “pazza, presuntuosa e ridicola”, definizioni che per Margaret Cavendish usò uno scrittore suo contemporaneo; pure l'opera di Harriet, come quella di Margaret, è bistrattata: due donne di epoche diverse, dunque, dal talento ugualmente misconosciuto.
La Hustvedt, senza dubbio, il talento ce l'ha. Lo esprimerà appieno quando saprà contenersi: già, perché in questo buon romanzo, per molti versi affascinante, arte, letteratura, filosofia, psicologia e neuroscienze intorno al tema di base della discriminazione di genere, ecco... sono un po' ridondanti.

lunedì 26 ottobre 2015

Quello che ho amato


Siri Hustvedt - Quello che ho amato / What I Loved (2003)



Lo storico dell'arte Leo Hertzberg, ormai vecchio, racconta un lungo pezzo della sua vita - famiglia, amici, lavoro -, con le vicende private che si stagliano avendo per sfondo il mondo colto newyorkese. Leo rievoca particolarmente la sua grande amicizia con Bill, l'artista dell'avanguardia William Wechsler, e quindi l'intenso rapporto tra le rispettive famiglie: si alternano le gioie e i dolori, anche atroci, finché nel racconto prende ampio spazio una serie di complicate trame con al centro Mark, il figlio “bugiardo cronico” di Bill. Leo ricostruisce come può, sapendo bene che a distanza “non siamo più gli attori della storia, ma spettatori che hanno scelto di parlare”; le gioie e i dolori del passato lontano tendono a sfumare, resta più forte il ricordo di quello che si è amato.
Siri Hustvedt scrive molto bene: a parte qualche lungaggine nella “serie di complicate trame” con protagonista il “bugiardo cronico” Mark Wechsler, un' ottima lettura.